Dieta ferrea e dimagrimento veloce. Parliamone

Se hai aperto questo articolo, probabilmente hai preoccupazioni riguardo la tua linea e , vista pure la primavera alle porte, stai cercando dei rimedi che diano risultati veloci ed immediati.

La prima cosa che però mi sento di dirti, in tutta onestà, è che bisogna prestare la massima attenzione quando si cercano online suggerimenti riguardo diete ferree e metodi di dimagrimento veloci . Il rischio di carenze nutrizionali e danni fisiologici anche gravi è dietro l’angolo, quindi il primo consiglio che posso darti è quello di affidarti a uno specialista che possa innanzitutto valutare il tuo stato di salute attuale. Fare una dieta ferrea e drastica può rappresentare un serio pericolo per il tuo stato di salute, a maggior ragione se già soffri di qualche patologia (diabete , patologie renali o cardiovascolari etc.)

Veniamo a noi. Proprio qualche mese fa è uscito un articolo, sulla rivista Current Gastroenterology Reports , che prova a fare il punto sui metodi più in voga per perdere velocemente peso e tornare in forma. Gli autori del lavoro, provenienti da diverse realtà accademiche degli Stati Uniti, mostrano i pro e contro di tre tipi di approcci alimentari che promettono una perdita di peso immediata. Vediamoli nel dettaglio.

Dieta “Juicing” o detossificante

La dietaJuicing” spopola negli Stati Uniti, ed è pubblicizzata da celebrità di Hollywood. Il termine “Juicing” significa letteramente “spremere”, ma per nutrizionisti e dietisti indica la pratica di trasformare in liquido ogni tipo di frutta e ortaggio.

Le diete detossificanti sono sempre più popolari

Le diete juicing o detossificanti si riferiscono ad un regime alimentare , solitamente della durata massima di due settimane, durante il quale l’intero carico calorico è costituito da succhi e centrifugati di frutta e verdura.

La maggior parte di queste diete, però, è assolutamente carente nella base di dati scientifici a supporto dei benefici che si propone di apportare.

La perdita di peso si verifica sia grazie alla significativa riduzione dell’apporto calorico giornaliero, sia alla perdita d’acqua derivante dalle attività di sauna che spesso sono associate a questo tipo di regime alimentare.

Alcune di queste diete sono così restrittive che prevedono un apporto di sole 400 calorie al giorno. Questo regime calorico estremo causa , tra le varie cose, un aumento degli ormoni dello stress , tra i quali figura il cortisolo. Dall’aumento di cortisolo possono scaturire effetti negativi e controproducenti, come ad esempio una stimolazione eccessiva dell’appetito. Insomma, per dirla in parole povere, con questo tipo di dieta i rischi di abbuffate (con annesso recupero di tutto il peso perso) sono dietro l’angolo.

Ricerche scientifiche hanno dimostrato che i livelli alti di cortisolo persistono a dieta conclusa, anche dopo il ritorno ad un regime alimentare normale. Quindi alto è il rischio di cadere dalla padella alla brace. Alcune diete detossificanti sono state inoltre correlate a overdose di manganese e severe iponatriemie (L’iponatriemia o iposodiemia è un disturbo elettrolitico in cui la concentrazione del sodio nel plasma è più bassa del normale). Inoltre, l’alta concentrazione di ossalati presenti in questo tipo di dieta può portare a problemi di accumulo renali.

Quindi, alla luce di queste considerazioni, mi sentirei di sconsigliarvi questo tipo di approccio alimentare.

Digiuno intermittente

Conosciuto pure come digiuno periodico, è una strategia per perdere peso che ha guadagnato in popolarità negli ultimi due anni ed è oramai divenuta una dieta mainstream.

Questo tipo di approccio alimentare mima quelle che erano le abitudini alimentari, dal punto di vista temporale, delle società di cacciatori-raccoglitori ( si definiscono società di cacciatori-raccoglitori quelle popolazioni il cui sistema di sostentamento alimentare non si basa su alcuna forma di agricoltura o allevamento, ma fa leva unicamente su acquisizione e prelievo di cibo e risorse alimentari dalla natura selvatica.)

Alternare periodi di digiuno a periodi di normale alimentazione

La strategia del digiuno intermittente prevede tempi di digiuno, di solito dalle 16 alle 48 ore, con basso o nullo apporto calorico, seguiti da periodi normali di alimentazione.

Durante i periodi di digiuno si verificano alcuni fenomeni metabolico-fisiologici quali riduzione del livello di glucosio, riduzione delle riserve di glicogeno, mobilizzazione degli acidi grassi, riduzione della leptina (ormone della sazietà) e possibile innalzamento del livello di attenzione generale.

La perdita di peso si verifica perché, in questo caso, il carico calorico settimanale si riduce in media del 25 % rispetto ad un regime alimentare “convenzionale”.

Alcuni studi hanno comparato i risultati della dieta a digiuno intermittente con quelli derivanti da una normale dieta ipocalorica. Sorprendentemente si è dimostrato che, a dispetto della similitudine della massa corporea, il gruppo sottoposto alla dieta del digiuno intermittente mostrava un mantenimento superiore, nel tempo, della massa magra rispetto al gruppo sottoposto alla dieta convenzionale.

Altri studi, che invito ad approfondire, hanno dimostrato una correlazione tra digiuno intermittente e ottimizzazione delle funzioni fisiologiche, incremento delle prestazioni generali, rallentamento dei processi di invecchiamento e patologici (1) . Stanno emergendo, inoltre, evidenze che legano questa strategia alimentare ad un miglioramento della salute cerebrale e ad un incremento della neuroplasticità sinaptica (2).

Problemi di questa dieta ( che però potrebbe diventare anche uno stile di vita) sembrano essere la difficoltà nel mantenerla e il rischio di cadere in tentazione da “abbuffate” durante i periodi di digiuno.

Sono necessari, inoltre, studi e trials clinici con campioni più vasti ed eterogenei.

Dieta del paleolitico

La dieta del paleolitico è stata ideata mimando le abitudini alimentari dell’uomo delle caverne durante l’età della pietra, quando erano disponibili per il consumo solo cibi non processati.

Questa strategia alimentare prevede il consumo di vegetali freschi, frutta, carne magrissima, pollame, pesce, uova, tofu, noci e semi e vieta il consumo di cereali, grani, legumi , latte e derivati.

Alcuni studi hanno evidenziato alcuni benefici a breve termine, tra i quali perdita di peso , riduzione circonferenza addominale, aumento sensibilità al glucosio e miglioramenti nel profilo lipidico . Tutti gli studi mostrano però debolezza dal punto di vista temporale, basandosi su periodi di tempo troppo brevi.

Il trial clinico più vasto effettuato finora monitorava gli effetti di questo approccio alimentare in 70 donne obese, in età post-menopausa .Dopo i primi sei mesi, tutti gli individui del trial mostravano miglioramenti in termini di riduzione di massa grassa e perdita di peso ; a 24 mesi, però, non si registravano ulteriori miglioramenti e differenze dai valori rilevati 18 mesi prima.

Uno dei problemi maggiori di questa strategia alimentare risulta essere il costo elevato degli alimenti. Inoltre si sono registrati effetti collaterali quali stanchezza cronica, diarrea e mal di testa frequenti. Anche il basso apporto di calcio dovuto all’esclusione di latte e derivati potrebbe predisporre gli individui a una diminuzione di densità ossea.

Quindi…

volendo fare qualche considerazione, anche alla luce degli studi letti e analizzati, possiamo sicuramente affermare che il metodo che sembra apportare più benefici a lungo termine è quello del digiuno intermittente. D’altronde, essendo l’uomo evolutosi ,per millenni , senza poter disporre regolarmente di cibo, possiamo sicuramente ipotizzare che le vie metaboliche del nostro organismo si siano perfezionate proprio mentre era in vigore tale regime dietetico.

Sono ovviamente necessari ulteriori studi più approfonditi e prolungati nel tempo.

Il mio consiglio rimane, ancora una volta, quello di consultare uno specialista nel caso decideste di seguire una delle diete illustrate in questo articolo.

  1.  Stephen D. Anton et al. Flipping the Metabolic Switch: Understanding and Applying the Health Benefits of Fasting .Obesity (2018) 26, 254-268.
  2. Mark P. Mattson et a. Intermittent metabolic switching, neuroplasticity and   brain health. Nature doi:10.1038/nrn.2017.156

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